Home » Comune di San Giovanni al Natisone » Capitale della sedia con i capannoni diventati “deserti”

Pubblichiamo l’articolo del Messaggero Veneto di oggi sul declino dell’Area della Sedia e sul rilancio odierno del Distretto [p. 18].

Ventiquattro milioni per tornare a sperare. Una “pioggia” di soldi per ripopolare quei capannoni oggi simbolo di una crisi che appare inarrestabile. Manzano, capitale mondiale della sedia negli anni ’80 e ‘90, ci crede. E questa volta non è da sola. Al suo fianco ci sono la Regione, il principale finanziatore, la Camera di Commercio e le categorie economiche. Nuove strade, un sistema moderno di fognature, un servizio ultraveloce di internet e soprattutto incentivi ai neo imprenditori: queste le chiavi di volta del futuro del manzanese. I capannoni abbandonati I numeri, a una prima semplice e cruda lettura, fanno rabbrividire. I lotti di destinazione artigianale e industriale sono 451. Di questi 280 pagano annualmente la Tari, l’imposta dei rifiuti. Ciò non vuol dire che una parte degli imprenditori è evasore. Ma è lo strumento utilizzato per accertare quanti sono i capannoni “fantasma”. Fatte le dovute percentuali, quasi uno su tre versa in condizioni di abbandono. Un dato che potrebbe essere in eccesso, perché i lotti sono divisibili, affittabili a più proprietari. Ma la sostanza non cambia. Facendo un tour in zona ci accorgiamo con i nostri occhi i cartelli di vendesi appesi a quei muri dentro i quali tanto tempo fa si respirava “aria di sedia”. Il numero degli occupati è calato drasticamente. La concorrenza mondiale, soprattutto asiatica, quella a basso prezzo e agguerrita, ha seminato “vittime” nell’area industriale, soprattutto tra i piccoli terzisti. La legge darwiniana “del più forte” si è abbattuta inesorabilmente. Eppure non tutto è perduto. I grandi marchi resistono. Sono quelli che puntano sulla qualità e sul design. E l’export dopo quasi dieci anni, seppur di poco, è tornato a segnare percentuali positive. Ma c’è pur sempre da lottare contro quei capannoni sfitti. E più passa il tempo, più si fanno accentuati i problemi di manutenzione e la possibilità di un loro recupero. Il proprietario oltre ad aver perso l’attività deve anche pagare l’Imu, tassa che va direttamente nella casse romane. Insomma, Manzano e la stessa imprenditoria ci perdono doppiamente in questa partita che fino a tempo fa sembrava persa in partenza. La svolta dei 24 milioni In quest’ottica si inserisce l’accordo tra Regione, i comuni di Manzano e San Giovanni al Natisone, e Confindustria Udine per rilanciare le infrastrutture e l’imprenditoria locale. L’intesa nasce all’indomani di una lettera firmata unitamente da categorie economiche e dalle due amministrazioni per cassare il ponte che avrebbe collegato le frazioni di San Nicolò e Bolzano, un’opera di 31 milioni di euro compresa all’interno del vecchio progetto viario di collegamento Manzano – Palmanova. «Non abbiamo ritenuto prioritaria l’infrastruttura – spiega il sindaco Mauro Iacumin – e abbiamo avanzato delle soluzioni alternative. Se vogliamo “ripopolare” quei capannoni dobbiamo renderli appetibili. Servono fognature, perché la rete è parziale; servono strade di collegamento per facilitare il passaggio dei tir, aree di sosta per gli stessi camionisti; e soprattutto serve una rete internet adeguata. Riqualificare vuol dire anche abbellire. Perché no, magari con piste ciclabili». Incentivi agli imprenditori Le infrastrutture restano pur sempre un contorno funzionale al rilancio, ma non sufficiente. Quota parte dei 24 milioni finiranno nelle tasche degli imprenditori e dei giovani che vogliono aprire un’attività e che si impegneranno a rimettere a nuovo i capannoni. L’amministrazione e le categorie economiche stanno studiando gli incentivi «strutturali, non a pioggia o a fondo perso», precisa Iacumin, che avranno alla cabina di regia la Camera di Commercio. E non c’è scritto da nessuna parte che l’area resterà vocata allo storico settore della sedia. Manzano può cambiare pelle. «Il saper fare – esorta Iacumin – vuol dire anche sapersi adattare ai cambiamenti. Qui c’è un background tecnologico e un terreno fertile di imprenditori che ci consentiranno di allargare gli orizzonti, dall’enogastronomia al digitale». «Siamo pronti a quella che noi pensiamo possa essere per Manzano una rivoluzione – conclude Iacumin – ma abbiamo bisogno che venga fatta in tempi brevi. Vanno bene i 24 milioni ma dobbiamo entro breve tempo metterli a disposizione. Non possiamo sprecare altro tempo. Del collegamento parallelò Manzano – Palmanova si parlava già dal ’92. Abbiamo atteso 24 anni per arrivare a un altro progetto». Tasse giù e inceneritore Nel frattempo l’amministrazione ha già fatto, per proprio conto, un passo verso gli imprenditori e i cittadini alleggerendo del 9% il peso delle tasse (15% se si toglie l’Imu). E se dovesse ripartire l’economia, allora ecco che avrebbe anche un senso più compiuto la riattivazione dell’inceneritore di Manzinello – osteggiato dalla popolazione – che brucia i rifiuti industriali. L’impianto è ripartito e il Comune ha chiesto alla proprietà sicurezza sulle emissioni di polveri sottili «investendo – precisa Iacumin – soldi propri con l’installazione nel territorio di alcuni deposimetri in grado di misurare la qualità dell’aria«. I risultati si avranno a breve.

Autore: Davide Vicedomini

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