Home » Comune di San Giovanni al Natisone » Poco personale, le opposizioni all’attacco
L’articolo di oggi del Messaggero Veneto (a cura di Davide Vicedomini).

I gruppi di minoranza di Manzano e San Giovanni contro Iacumin e Braida: «Serviva la fusione»
I sindaci di Manzano e San Giovanni al Natisone inviano una lettera di sollecito alla Regione per la carenza di personale e le minoranze in consiglio comunale rilanciano l’idea della fusione come «unica panacea di tutti i mali», diversamente dalle Uti, considerate come «una sciagura». «Mi meraviglio che solo ora i sindaci si siano accorti che con la costituzione dell’Unione territoriale intercomunale del Natisone con sede a Cividale del Friuli, Manzano e San Giovanni al Natisone sarebbero diventati comuni di periferia – commenta il consigliere di “Ricostruiamo Manzano”, Rosario Genova -. Era palese che la riforma degli enti locali avrebbe comportato questi effetti, trasferendo competenze fondamentali al comune capofila, tra cui gli stessi dipendenti, e lasciando quelle residuali ai singoli comuni». «Con la fusione – continua Genova -, che entrambi i sindaci hanno fortemente boicottato, si sarebbe formato un unico comune con oltre 12 mila abitanti, che, di diritto, sarebbe diventato capofila all’interno dell’Uti. Come possono avere ora il coraggio Iacumin e Braida di lamentarsi? Di fatto il Comune di Manzano si è svuotato e ora le inefficienze amministrative sono sotto l’occhio di tutti» . «I nodi stanno venendo al pettine – dichiara Lorenzo Alessio, capogruppo di “Progetto Manzano” -. Aver detto no alla fusione in maniera frettolosa e aver accettato contemporaneamente l’Uti, tanto decantata dal centrosinistra, come soluzione di tutte le problematiche, si è rivelata una scelta sbagliata. E ora si fa retromarcia lanciando un appello al futuro governatore della Regione. Un’operazione scellerata che a Manzano ha un unico colpevole: la giunta Iacumin». Anche Giusto Maurig, capogruppo a San Giovanni al Natisone di Progetto Comune vede nell’allarme lanciato dai due sindaci «l’inevitabile conseguenza della riforma delle Uti. La fusione – continua – avrebbe evitato questo stillicidio». Il progetto di unione era stato bocciato un anno e mezzo fa dai cittadini nel corso di un referendum. «L’avevamo promosso – ricorda Maurig – non per un interesse di poltrone ma perché avevamo previsto questi disagi». Per Cesare Mangoni di Movimento Libero «la fusione avrebbe comportato anche un taglio agli sprechi, come è avvenuto a Rivignano Teor che rappresenta un modello in tutta Italia».

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